Una pioggia di epidurali

Ogni ultimo mercoledì del mese al Bufalini viene organizzato un incontro informativo sull’analgesia peridurale (ciò che noi profani chiamiamo epidurale). Così questa settimana io e marito siamo andati ad ascoltare i pro e i contro della tecnica. Eravamo in buona compagnia, sala convegni dell’ospedale quasi piena, una bella sfilza di cocomeri attenti.

Incontro ospedali Bufalini Cesena su analgesia peridurale

Non avevo ancora fatto ricerche in merito, il momento del travaglio e del parto, benché manchino solo tre mesi, sono per me ancora entità astratte, cui cerco di non pensare troppo, essendo una fifona irrecuperabile. Quindi non sapevo esattamente di cosa si trattasse, tutte le mie nozioni consistevano in “una puntura nella schiena che non fa sentire il dolore delle contrazioni e che però può ritardare il travaglio”.

Più o meno il senso è questo, ovvio che l’anestesista che ha tenuto l’incontro è stata ben più precisa. Ci è stato consegnato anche un opuscolo informativo, oltre che i moduli da compilare per il consenso alla metodica. Già, perchè l’epidurale da noi si può ottenere solo previo consenso espresso in precedenza (i deliri di una donna in sala parto non valgono come assenso informato) e esito positivo di esami preliminari, per stabilire se il fisico della partoriente può sopportare l’analgesia senza conseguenze gravi.

A Cesena è necessario perciò effettuare una visita circa 30 giorni prima della DPP prendendo un appuntamento al Servizio di Preospedalizzazione Chirurgica. L’epidurale viene utilizzata dal 25% delle partorienti, quindi considerando che nelle corsie del Bufalini nascono più di 2000 bimbi l’anno, in circa 500 casi le donne scelgono l’analgesia.

Dopo aver appreso in cosa consiste la peridurale, e le possibili complicazioni cui si può incorrere (da parestesie che si risolvono in un paio di settimane alla cefalea causata da una puntura durale accidentale, che colpisce una donna su cinquanta e che comporta il dover stare stesa e sotto osservazione per alcuni giorni dopo il parto), ho deciso che seguirò il consiglio del primario di Ginecologia e adotterò l’atteggiamento dell’ “ombrello”.

Considerate l’epidurale come un ombrello quando fuori il cielo è nuvoloso. Potrebbe piovere, oppure no, per precauzione meglio portarsi dietro un ombrello, al massimo resterà chiuso.

Io farò così, espleterò tutte le procedure per verificare la mia compatibilità e la chiederò solo se lo riterrò necessario (sempre ammesso che non debbano farmela comunque).

Per chiudere il cerchio delle metodiche anti-dolore, il Bufalini organizza anche incontri informativi sul parto in ipoalgesia, ovvero senza l’utilizzo di farmaci ma con l’aiuto di tecniche di rilassamento quali massaggi, aromaterapia, bagni di acqua calda e fredda e così via. Conoscendomi, penso che durante il parto chiederò di essere sedata il più possibile, però parteciperò comunque a questo incontro, sia mai che dovessi essere conquistata dall’agopuntura e dovessi trasformarmi di colpo in una Dharma.

Se volete frequentare un incontro, questi sono i link ai corsi.

  • Analgesia peridurale
  • Ipoalgesia

 

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3 commenti su “Una pioggia di epidurali

    1. Non ci hanno mai parlato di costi quindi suppongo sia gratuita. È garantita, gli anestesisti ci sono sempre, almeno così ci hanno detto!

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