Il primo mese di Martino e la nuova vita in quattro

Inizio a scrivere questo post in un pigro pomeriggio agostano, sdraiata nel letto, imprigionata in un centimetro quadrato di materasso, mentre alla mia sinistra e alla mia destra due piccole cozze dormono il sonno dei giusti, godendosi il fresco dell’ aria condizionata cullati dai reciproci respiri.

So già che, come il primo resoconto mensile di Adele, lo finirò a rate, probabilmente stanotte, ma non me ne preoccupo. Questo infatti è il mese dei ritmi lenti, delle routine scombinate, dei piani che si modificano ogni minuto.

Martino ha deciso di nascere trentun giorni fa, all’alba di un glorioso 4 luglio, dichiarando l’indipendenza dal grembo materno con un parto lampo, di cui vi parlerò in un post dedicato, o forse un video.

In questo primo mese, sebbene ormai quasi non ricordi già più la vita a tre, abbiamo iniziato a conoscerci e ad impostare la nuova quotidianità. Le somiglianze tra Martino e Adele sono impressionanti. Non solo fisiche -stesse espressioni, stesso broncino, stessi gesti e viso tartarugoso- ma anche comportamentali. Entrambi i miei figli si sono rivelati delle vere lattisughe, calandosi appieno nella definizione “allattamento a richiesta”. Martino è infatti quasi perennemente attaccato al seno; senz’altro queste temperature africane lo spingono a cercarlo più spesso, ma io sospetto anche che voglia battere qualche record di crescita. Alla nascita era lungo la pazzesca cifra di 58 cm per 4,1 kg e di certo sta facendo tutto quel che può per mantenere la forma da Ercolino.

Ha già una forza assurda, riusciva praticamente da subito a sostenersi sulle braccia quando lo appoggiavo sulla mia pancia, e a solo due settimane si è girato sul divano da prono a supino (aiuto!!).

Differenze fisiche ovvie ci sono invece al cambio pannolino, devo ancora abituarmi alle pipì aeree. Purtroppo Martino ha avuto qualche problema di stitichezza che non avevamo mai affrontato con Adele, per fortuna sembra già essere passata.

Come la sorella, purtroppo, ha un pessimo rapporto con carrozzina e lettino: se lo tengo con me la notte riesce a spararsi anche cinque ore filate di sonno, appena lo appoggio nel suo letto parte l’allarme antiaereo.

Una grande differenza comportamentale è che apprezza particolarmente la sdraietta quando è sveglio, il che, oltre a risparmiare indolenzimenti alle nostre braccia, mi permette di dedicare del tempo ad Adele, preziosissimo per evitare gelosie. Gelosie che al momento non sono pervenute, anzi proprio l’opposto. Adele è innamorata persa del suo fratellino, vorrebbe baciarlo e abbracciarlo h 24, vuole partecipare a tutto ciò che facciamo con lui, dal cambio pannolino (è l’addetta a portare al bidone quello sporco), al bagnetto (gli lava i piedini), dal mettergli il ciuccio quando lo perde (questa volta non voglio assolutamente cadere nel tunnel del dito ciucciato che a lei siamo riusciti a togliere solo a due anni suonati e ho introdotto il succhietto appena ho potuto, sperando funzioni), all’ accendere il carillon per calmarlo. Ha un entusiasmo commovente nei suoi confronti, quando lo accarezza gli dice sempre con voce tenera “sei il fratellino migliore del mondo” o “sei il più bello di tutti”, “sei meraviglioso” “sono proprio felice che sei arrivato” e io mi squaglio. Quasi sicuramente la crisi arriverà, me lo hanno detto tutti, per ora però mi godo la perfezione del momento.

Sul fronte stanchezza e impegno che il nuovo arrivato richiede, nulla è cambiato, le ore di sonno sono sempre pochissime e anzi, adesso ritagliarsi tempo per i riposini durante il giorno è pressoché impossibile, dovendo accudire anche Adele che è casa sino a fine settembre, quando inizierà la scuola materna. Quello che è cambiato è il mio atteggiamento. Forte della prima esperienza ora non esito a chiedere aiuto, a chiunque e per qualunque cosa possa delegare. E soprattutto, sapendo che c’è una luce in fondo al tunnel e che prima o poi le notti in bianco e l’allattamento a getto continuo cesseranno, sono entrata in modalità zen e mi stresso molto meno. Ci sono ancora momenti difficili ma per lo più riesco a gestire le notti brave quasi totalmente da sola.

E pazienza se la casa è nel caos sei giorni a settimana, arriverà il settimo giorno in cui riusciremo a sistemarla. Pazienza se non riusciamo a pianificare quasi niente (cosa che di solito mi è intollerabile), questo come ho detto è il tempo dei ritmi lenti e dell’improvvisazione.

Nonostante sia difficile organizzarsi siamo comunque riusciti ad andare al mare più volte e un paio di domeniche in montagna, a portare la ranocchietta al parco e prenderci l’aperitivo, a fare qualche cena fuori casa e persino a partecipare ad un matrimonio. Naturalmente sempre nel rispetto dei bisogni del piccolino, che si è da subito dimostrato più che felice di andare a spasso, l’importante è lasciarlo nell’ovetto il meno possibile. Sto sfruttando la fascia portabebè (Martino ama il cuore a cuore) e poi abbiamo customizzato il passeggino con un materasso da carrozzina per farlo pisolare comodo e con una pedana per trasportare Adele se si stanca, così non abbiamo rinunciato alle nostre passeggiate per il paese anche quando sono sola con loro due, cioè quasi sempre durante il giorno.

Sono decisamente soddisfatta di come abbiamo gestito la nuova condizione e considerando che il primo mese è sempre il più duro non posso che sperare e pensare che migliorerà ogni giorno che passa. Che dire ancora? Buon primo mese piccolino mio, e grazie per l’amore sconfinato che hai portato in casa nostra, la vita in quattro è davvero meravigliosa!

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