Vestire sostenibile a Cesena – baby edition

Dall’8 maggio dello scorso anno non ho più acquistato, né nei centri commerciali né online, un capo di fast fashion. Niente più H&M, Zara, Primark, Kiabi e compagnia.

Questo perché l’8 maggio 2018 ho finalmente guardato il documentario The true cost. Il film racconta lo scandalo della “moda veloce”, ovvero di tutti quei capi prodotti dalle grandi industrie che propongono nuove collezioni a cadenza settimanale a prezzi bassissimi. E’ stato girato prendendo come base la tragedia del Rana Plaza, uno stabile in Bangladesh in cui venivano realizzati abiti di fast fashion, crollato nel 2013 causando la morte di 1.129 lavoratori. Il regista e i produttori hanno deciso di indagare su quale sia veramente il prezzo che si paga per un vestito “usa e getta” e sugli effetti che il settore del tessile provoca all’ambiente (l’industria della moda è la seconda più inquinante al mondo, dietro solo al settore petrolifero).

Già da prima di vedere il documentario avevo iniziato ad interessarmi di moda sostenibile, ma non avevo mai davvero compreso appieno la portata sull’ambiente e sulla nostra stessa salute degli acquisti fatti secondo la logica del “tanto costa poco”. The true cost è stato la mia pillola di Matrix. Lo consiglio a tutti, e se non avete Netflix poco male, guardatelo assieme ad un’amica abbonata, ne potrete discutere insieme e diffonderete il più possibile le vostre nuove scoperte. Le rivoluzioni partono così, dai piccoli numeri.

Da quel giorno io ho preso un impegno con me stessa, ma soprattutto con i miei figli: non avrei più contribuito ad alimentare quel circuito malato e avrei fatto tutto quel che potevo per vestire la famiglia in maniera etica e sostenibile.

All’inizio può sembrare proibitivo ma a distanza di quasi un anno posso garantirvi che si vive benissimo anche senza H&M e anzi, i benefici sono tanti, non solo per l’ambiente. Paradossalmente ho speso molto meno, e ho guadagnato tutto il tempo che perdevo nei centri commerciali. Ho anche recuperato spazio negli armadi, ora non sono più stipati all’inverosimile e pian piano diventano anche più fruibili, perché contengono solo capi che mettiamo davvero. E ho riscoperto il piacere per gli acquisti fatti con consapevolezza, non così tanto per. Il viaggio è ancora molto lungo, ma sono soddisfatta della direzione che abbiamo intrapreso.

Oggi voglio concentrarmi sulla parte baby, in futuro parlerò più nello specifico della parte mommy.

Per quel che riguarda i bambini, sarebbe impensabile comprare loro tutti capi sostenibili nuovi, visto quanto in fretta crescono, il poco utilizzo non renderebbe ammortizzabile il prezzo. Però, proprio perché l’abbigliamento di un bambino viene utilizzato pochissimo (soprattutto nei primi anni di vita, dove le taglie mutano di settimana in settimana), è possibile riutilizzare tante volte un capo. Quindi, il primo modo di vestire sostenibile un bambino è sicuramente riutilizzare vestiti già indossati da altri.

I miei bimbi hanno portato e portano moltissime cose appartenute prima a parenti o figli di amici. Per fare un esempio, il piumino che Martino sta indossando in questo inverno era in origine del figlio di amici, che lo hanno passato al bimbo di altri amici, che è poi approdato a noi e che l’anno prossimo, dato che non è ancora rotto né consumato, molto probabilmente verrà indossato dal cuginetto in arrivo.

Se non avete la fortuna di essere in questo circolo virtuoso di scambio abiti, c’è comunque tutto il mondo del second hand, dei mercatini dell’usato. A Cesena ce ne sono alcuni più generalisti come il Mercatino Franchising, ma anche altri dedicati solo ai bambini, come ad esempio BabyBum in piazza Anna Magnani.

Senz’altro però il modo migliore per acquistare usato è iscriversi al gruppo Facebook Baby Mercatino Cesena. Del gruppo fanno parte quasi 5 mila mamme cesenati e del circondario, ci sono album suddivisi per categoria in cui cercare ciò che serve o vendere le proprie cose, oppure si può semplicemente scrivere in bacheca “cerco…” e chi ha quell’articolo disponibile risponderà. Ho acquistato diverse cose e devo dire che finora non mi è mai capitato di prendere fregature e tutte le mamme sono state sempre molto disponibili.

A volte vengono anche organizzati mercatini in cui parte del ricavato viene devoluta in beneficenza o finanzia le attività delle scuole e delle comunità locali (come alla parrocchia di S.Egidio) oppure swap party (ad esempio a settembre alla festa di Macrolibrarsi).

Se però non vi sentite a vostro agio con l’usato, un altro consiglio che posso darvi e che a mia volta ho adottato è quello di realizzare con le vostre mani ciò che potete. Magari non i capi di abbigliamento più complessi, ma sicuramente gli accessori come le berrette, gli scaldacolli etc. sono alla portata di tutti, basta solo saper utilizzare la macchina da cucire a livello base. Ci sono tanti posti dove acquistare stoffe, ad esempio Perufil a Cesena, Biondi Tessuti a Forlì oppure CutCot tessuti, un negozio online ma con sede a Cesena, se ritirate in loco non ci sono le spese di spedizione, che vende anche i cartamodelli.

Se il mondo del Do It Yourself vi affascina ma non sapete da che parte farvi, per iniziare vi consiglio un corso dell’associazione creativa di cui anche io sono membro, Mani Incantate (ve ne avevo parlato in questo post). Periodicamente organizzano da Righi per Cucire, che fornisce le macchine su cui imparare, corsi per approcciarsi al cucito ma anche per realizzare progetti più complessi. Ho visto che a breve ce n’è uno davvero carino per realizzare una gonna mamma/figlia (teacher la bravissima Fabien di Kiò abbigliamento artigianale), e si partecipa assieme alla propria bimba. La mia è ancora piccola, altrimenti probabilmente sarei andata per farle provare un’esperienza diversa. Con la tessera dell’associazione ci sono anche sconti in moltissimi negozi convenzionati, tra cui quelli di tessuti che vi ho citato sopra, ma anche mercerie e tanto altro.

Io ho realizzato diverse cose per i miei bimbi, sono partita dal semplice, con berrette di cui ho cercato i tutorial su Youtube, poi scaldacolli, vestiti di carnevale, accessori (Adele è fierissima della sua borsetta, la porta sempre all’asilo) e adesso ho iniziato ad alzare il tiro e le ho cucito un paio di pantaloni basandomi su una sua tuta. Ho utilizzato la macchina da cucire e non la tagliaecuci (che è colpevolmente ancora imballata benché me l’abbiano regalata a dicembre ma a mia discolpa posso dire che in questi mesi siamo stati vessati da una malattia dopo l’altra), quindi non servono particolari strumenti. Sono pieni di difetti ma per l’asilo vanno benissimo, e che soddisfazione vederglieli addosso!

Adele_pantalonifattidamamma

Altro accorgimento per cui serve un po’ di manualità (ma niente paura, qui senz’altro le nonne possono venire in vostro soccorso), è recuperare e trasformare ciò che avete già, rammendando il più possibile quel che si rompe, ma anche trasformando cose che già avete e che in quella forma non state utilizzando. Ad esempio io ho ricavato da una camicia dell’anteguerra di mio babbo un vestitino per Adele.

Se però non vi interessa provarci o se giustamente non avete il tempo per cucire, potete vestire handmade i vostri figli acquistando qualcosa dalle artigiane locali. Ci sono sia quelle che lo fanno per lavoro, magari che si sono reinventate dopo un passato di altre esperienze professionali, che mamme che cuciono per hobby. Vi inserisco in fondo al post un elenco di tutte quelle che ho trovato, se ne conoscete altre segnalatemele così le aggiungo (avvertenza: ho scritto per completezza anche il link alla mia pagina dato che creo borsette, zainetti e altri accessori per bimbi nel mio tempo libero ma l’intento di questo articolo non è pubblicitario, vorrei solo informare sul tema sostenibilità, proprio per questo non l’ho messa in evidenza, la trovate assieme alle altre).

Ultimo consiglio, quando acquisterete un capo industriale nuovo, che sia in negozio o online, cercate di controllare sempre la provenienza prediligendo il made in Italy e l’utilizzo di tessuti certificati. Direi che sulla parte abbigliamento sostenibile a Cesena per bimbi vi ho raccontato tutto quel che sapevo, in un post futuro come ho detto scriverò un elenco di tutti i negozi e artigiani locali che producono abbigliamento e accessori sostenibili per adulti.

Che la sostenibilità sia con voi!

Abbigliamento e accessori artigianali sostenibili per bambini a Cesena e dintorni

 

Articolo creato 75

4 commenti su “Vestire sostenibile a Cesena – baby edition

  1. Mi interessa tantissimo questo argomento! Articolo piacevole e utile grazie x i links! Aspetto di leggere di più sulla parte mommy anche se io di figli ancora nn ne ho 🙂
    Continua così!

  2. Ciao, concordo in pieno con il tuo articolo e mi sento di segnalarti anche il mio sito. Si chiama Soffio-di-Scilla, dopo la nascita del mio bimbo ho sentito l’esigenza di mettermi in proprio ed è nata così la mia piccola sartoria che realizza abiti su misura per bambini ma anche per le mamme con una particolare attenzione all’utilizzo di materiali naturali. Mi trovi su Facebook o sul mio sito http://www.soffiodiscilla.it
    È bello sapere che esistono ancora persone con un’etica!

    1. Grazie! Ho dato un’occhiata al tuo sito e devo proprio farti i complimenti, si vede che metti tantissima cura e passione nei prodotti che realizzi. Nel post ho segnalato solo le realtà locali per chi preferisce acquistare di persona ma hai fatto benissimo a lasciare un commento, così comunque chi vuole potrà sbirciare ciò che crei.

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